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Adoro le consuetudini.
Le cose che si ripetono uguali (o quasi) a loro stesse.
Che evolvono tanto lentamente che quasi non ce ne si rende conto.
Le consuetudini che sono come le stagioni.
Così oggi su Torino splende il sole su un cielo limpido; ma l’aria è gelida.
E tra poche ore prenderemo l’autostrada, quella le cui curve conosciamo a memoria.
E poi domani la sveglia suonerà come il canto dei gabbiani. Appena dopo, come il colore delle mimose e il profumo delle ginestre.
(Ma sotto i miei piedi nudi sentirò gelido il sentiero mentre attraverso il giardino per andare là dove si può salutare il mare).
E poi ci saranno le voci, i sorrisi: le storie di amici che incontri ogni anno, proprio come le stagioni. Ogni anno per la prima volta proprio in questo weekend di metà marzo. E la colazione nel solito caffè. Con qualche sedia in più di quindici, dieci o due anni fa. Perché siamo cresciuti, anche di numero. Un occhio alla Gazza per vedere chi se la gioca quest’anno la Milano-Sanremo. La classica di Primavera. Un classicissimo per me. Per noi.