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«Sono figa. Non posso essere anche simpatica». Così dice di sé la Spora e forse offline ha pure ragione. Ma a leggere il suo blog, una come lei non può che ispirare simpatia. Sarà che non ha peli sulla lingua, prima ancora che sulle gambe; o che dalla sua penna escono parole che più che scritte sembrano parlate. O soprattutto perché le sue idee, il suo punto di vista, sono del tutto sopra le righe. Poi una donna che ha il coraggio di correre il rischio di lasciare la sicurezza di un lavoro nei grattacieli per uno con le lezioni di tacchi, beh fa simpatia a prescindere.
Al di qua dello schermo, ti ritrovi a fare il tifo per lei e se fa un evento nella tua città, non puoi non andarci.
Lucidate le decolté preferite, domenica Mademoiselle & friends erano in pole position per la tappa torinese dello Stiletto Academy Tour. Alle 14 all’indirizzo indicato sul pass. Sbagliato, ma sono cose che capitano: d’altronde con due hotel della stessa catena in un solo Lingotto, l’errore è possibile. Lei invece, la Spora, si è fatta attendere 50 minuti come una vera star: un paio d’ore prima, poche sale più in basso, l’aveva fatto anche un politico con suoi fan. È una brutta moda che dilaga. Ma qui poco male (a differenza del comizio dove l’attesa dovrebbe indurre a rinsavire): si sa che se metti tante donnine tutte insieme, il tempo passa a ciacolare. E poi il programma dell’evento si annunciava bello fitto e noi come in quel celebre concerto di Madonna “Torino siete caldi?” eravamo belle cariche. Forse un po’ troppo perché l’entusiamo è calato -e di parecchio- quando la Spora ha esordito annunciando che:
a) la presentazione del suo libro non l’avrebbe fatta, perché in fondo lei non è una scrittrice;
b) tanto più che la settimana prima a Milano le copie delle ragazze erano state personalizzate con delle super sporine disegnate al momento, ma oggi da noi l’illustratrice non c’era;
c) anche per la sfilata finale si era inventata qualcosa di diverso perché la sfilata della Spora è solo col tappeto rosso ma il tappeto rosso al Lingotto non l’aveva portato;
d) e che a dirla tutta non c’erano nemmeno i gentlemen misuratori di tacco ma quella era colpa nostra perché eravamo noi a non averli segnalati;
e) però le migliori a camminare all’aperitivo finale sarebbero state premiate lo stesso: a Milano aveva regalato delle sedute di luce pulsata, ma a Torino quello sponsor non c’era e quindi noi dovevamo tenerci i peli;
f) questo perché gli sponsor del tour non partecipano a tutte le tappe e ad esempio nemmeno il tanto decantato salottino trucco ci sarebbe stato;
g) e infine che la lezione di tacchi poteva aspettare, di andare a farci “coccolare” dagli sponsor presenti e che ci saremmo aggiornate un paio di ore dopo.
Ve le immaginate un centinaio di donzelle sui trampoli riversarsi su due stand per accapparrarsi il trattamento aggratis? Quella ventina di più veloci che sui tacchi ci sapevano camminare di loro si sono aggiudicate la manicure, le altre si sono messe in coda al parrucco, in uno stanzino dalle temperature caraibiche e un qual certo odorino di umanità misto Chanel.
Mademoiselle & friends han bighellonato un po’ nella hall dell’evento ma non abbastanza per far passare in leggerezza due ore e -sentendosi abbandonate a loro stesse- vinte dalla noia, sono andate via ben prima dell’agognata lezione di tacchi.
La Spora, una vera geek, con lo smartphone raccoglieva scatti e momenti da postare poi alle ragazze rimaste al di là dello schermo.
Volti, storie, situazioni e perfino eventi al di là e al di qua degli schermi sono diversi.
L’idea che mi ero fatta online dello Stiletto Tour era molto cool, l’esperienza offline invece decisamente “meh”.
D’altronde (forse, meglio così: ché) la perfezione quasi mai ispira simpatia.