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Se c’era una cosa che gli piaceva, quella era festeggiare gli onomastici. In primis il suo: almeno con una torta, qualche amico e sì certo lo spumante. Era capace di piantare un muso così a chiunque, per il semplice fatto di non aver ricevuto una telefonata di auguri. Lui questo genere di telefonate le faceva a tutti, anche a quelli che ignoravano che il proprio onomastico cadesse un dato giorno. Per il mio poi, c’era addirittura una strenna e la ricorrenza non è mai passata in sordina: il fatto che coincidesse con il giorno del suo compleanno era per l’appunto un semplice accidente della storia, sarebbe stato così comunque.
Gli onomastici erano una cosa importante e lui non riusciva a capacitarsi di quelli che davano ai figli nomi che non c’erano sul calendario.
Non ne ho mai sapute le ragioni.
A dirla tutta, non gliele ho mai chieste.
Il perché di questa fissa me lo domando per la prima volta oggi: nelle settimane dell’estate, quando il confine tra un mese e l’altro è sempre un po’ sbiadito e i giorni della settimana mai troppo importanti, il primo agosto è sempre stato un giorno che sapevo distinguere, perché ovunque fossi dovevo ricordarmi di quella telefonata di auguri. Che non potergli più fare oggi un po’ mi manca.