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Per me le serate quelle belle innanzitutto si svolgono di venerdì.
Perché il venerdì l’umore ha di certo una marcia in più e non c’è nulla di meglio che, arrivati alle sei di sera, guardarsi negli occhi e dire «sai che c’è? ora faccio ciò che piace a me».
Così uscire ha un sapore diverso, anche in centro: camminare, ma con un ritmo più lento, mano nella mano con la persona che ami. Dare un’occhiata alle vetrine e magari concedersi anche un po’ di shopping.
Osservare la gente che va a casa. E decidere di cenare fuori, un sushi al volo per noi. E poi -perché no?- pure un gelato. Ché stasera voglio strafare.
E ancora a piedi verso il cinema.
Ecco, il cinema. E un film francese in tabellone: Cena tra amici, Le Prénom.
In principio è stato La cena dei cretini e tutto ciò che ne è derivato. A ogni nuovo incontro, ho passato anni a vederlo tra la gente il mio candidato perfetto, quello da portare a quell’ipotetica cena. Che, per il mio sarcasmo, avrebbe avuto tutto un altro gusto però se anziché accanirsi contro sconosciuti, avesse dato modo di togliersi qualche sfizio con i soliti commensali. Per anni e per molti, il film francese è stato questo: molto applaudito anche in Italia, era forse troppo sottile per andare oltre, perché ne fosse apprezzato poi il filone.
Comunque, venerdì siamo andati a vedere Cena tra amici, senza saperne assolutamente niente, al di là di qualche reminescenza distratta di un trailer. E qualcuno dirà che è il classico film francese, o che è terribilmente radical-chic, ma a me è piaciuto un sacco. Stenta un po’ a decollare, ma quando parte (con la clip riportata qui sotto) è -come dire- liberatorio.
Passano gli anni, le persone, ma trovarmi una volta in una situazione del genere resta proprio uno dei miei sogni.