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Bene, io tra poco spengo il pc e vado in stazione. C’è un treno che mi porterà in un ridente paesino sospeso tra il Golfo dei Poeti e la Versilia. Anche M e R sono in viaggio verso la stessa meta, ma loro sono partiti molto presto stamattina, in auto da Vienna. A, W e il piccolo N invece sono appena atterrati con un volo da Bruxelles; pure L e S prenderanno stasera lo stesso aereo. P è sempre un po’ speciale e infatti lui arriverà all’ultimo minuto con il FrecciaBianca da Roma. Ad aspettarci ci sarà D, il nostro D, e M, vestita come da copione di bianco.
Se fosse la sceneggiatura di un film, questo allora sarebbe il remake in salsa italiana de Le bambole Russe.
Ma non è un film: è solo un nuovo capitolo della nostra storia, che ora che “on a grandi” ha dell’incredibile. Io non so cosa sia stato, quale l’alchimia che ci ha fatti scegliere tra centinaia di persone, per dividerci un anno leggero ma denso: quello che chiamano Erasmus e non ti entra dentro per quello che di lui si dice, ma che se non fosse come lo raccontano non ti segnerebbe allo stesso modo. Ma soprattutto io non so qual è stata la magia che non ci ha fatti perdere di vista dopo, che ci ha fatti incontrare e incontrare ancora, con gli stessi sorrisi e la voglia di nuove parole.
Come piccoli indiani, senza poi scomparire ma con un mistero.
Siamo gioventù inossidabili e sentimenti indissolubili.
Domani D ci vuole accanto nella sua promessa più impegnativa. Domani avremo la pelle d’oca per essere lì, proprio noi, ancora insieme. E poi andremo tutti contenti a prendere “un petit verre”, raccontarcene altre, ridere e “faire la fête” come solo noi sappiamo fare, e scommettere su quale e tra quanto sarà l’occasione che ci farà incontrare ancora.

* Louise Attaque – Je t’emmène au vent