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A volte la vita ti pone davanti scelte difficili, tipo giovedì mattina che mi sono alzata con due opzioni radicalmente diverse: stare a sovraintendere la trasformazione di casa mia in un cantiere per la missione speciale “smantelliamo e ristrutturiamo il bagno in sette giorni, possibilmente senza distruggere il resto” o andare da H&M all’apertura e aggiudicarmi un vestitino e/o un tailleurino di Marni. Ha vinto il buon senso e le ragioni del parquet e sono rimasta a controllare che tutto il pavimento venisse ricoperto adeguatamente. Ma poi insomma, per una volta che il colosso svedese sfodera un pezzo di bravura del genere (o uno specchietto per allodole che dir si voglia, visto che una cosa è lo stile e un’altra la qualità degli abiti) vuoi trattenerti? Così a mezzogiorno, ho percorso i 500 metri che mi separano dallo store di via Roma ripetendomi a mò di mantra «No, Marni è troppo sopra le righe per interessare alla massa, mica ci sono tutte ste radical chic in questa città e poi i tessuti son pur sempre quelli di H&M…». La mia convinzione ha iniziato a vacillare in via Carlo Alberto quando ho incrociato una che faceva la sua figura, con la gonnellina a fantasia viola lamè, abbinata a un cardigan che urlava a pieni polmoni «vengo da aux puces» e delle decolté in cuoio tutt’altro che cheap. Da applausi, il risultato era così decalé che sembrava una parigina più che una sabauda. Ma è stato quando in via Lagrange ho incrociato frotte di torinesi tipo -con bauletto Vuitton d’ordinanza, leggings e giubbotto Peuterey- sfoggiare la shopper fluorescente “Marni for H&M” che ho capito che no, non c’era speranza di portarsi ancora a casa quel delizioso tailleurino a pois blu. Infatti non erano rimaste che le briciole: le giacche coi pannelli di cartone e le braghe da pigiama.
Ero combattuta: da una parte la delusione per quel completino a pois, dall’altra il sollievo per non aver potuto cedere alle sirene, io che alla moda urlata non sono avvezza.
Per fortuna, rientrando a casa, in buca ho trovato una busta dall’aria promettente, conteneva l’invito per la “Notte Max&Co” il 14 marzo all’anteprima della nuova capsule collection “di abiti e accessori dai delicati rimandi floreali”. Mi è bastata una veloce occhiata al sito per innamorarmi di un abitino in chiffon, e c’è un paio di sandali di cui i miei piedini avrebbero proprio bisogno. Insomma sento già che sarà una serata bellissima: che non ci sarà ressa e che porterò a casa qualcosa di cui non mi pentirò il giorno dopo.