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A farmi imbattere nei romanzi di Enrico Pandiani sono state una serie di congiunzioni astrali. Nella primavera del 2010 ero un’allegra freelance e tra le cose tra cui mi dividevo c’era questo quotidiano online un po’ avanguardista, che mirava a raccontare la città con notizie di nicchia. A dirla tutta, il lavoro l’aveva avuto una mia collega ma la sua busta paga comprendeva una sorta di argent de poche -chiamiamolo così- da spendere per varie esigenze, collaboratori informali inclusi. Una cosa senza futuro e ai limiti del legale (e ammetto di aver accettato mossa anch’io da pessime scuse), ma con una videocamerina d’ordinanza mi divertivo ad andare a caccia di notizie underground da raccontare e torinesi inediti da intervistare.
È stato nello stesso periodo che un giorno il Dottorino mi disse «ho sentito di un bel giallo scritto da un torinese e ambientato a Parigi, dovresti leggerlo». Ora, la cosa potrebbe sembrare banale, ma il Dottorino non è esattamente quello che si dice un lettore accanito. Valeva la pena di approfondire, magari per un’intervista. Ed è stato così che ho scoperto che dopo quel primo romanzo giallo, Les Italiens, Pandiani stava per uscire con un secondo libro. Ecco, tanto che ci siamo: quello di Les Italiens è il miglior incipit giallo italiano che abbia mai letto, e lo so che il mio parere conta come il due di briscola, ma lo dico lo stesso e poi insomma, qualcosa avrò imparato con la mia tesi sul nuovo noir italiano oltre a giustificarci una laurea!
Pochi giorni dopo aver divorato il primo romanzo -più perché mi catturava davvero che per l’intervista che dovevo preparare- sono stata alla Libreria Angolo Manzoni -che detto per inciso è deliziosa- dove Pandiani presentava il secondo giallo, Troppo Piombo.
Da allora sono passati un paio d’anni, nel frattempo è uscito Lezioni di Tenebra e anche quello me lo sono scofanato in tempo zero: tre gialli pieni di sangue, azione e ironia. E Parigi, che Pandiani sa rendere in tutti i suoi odori e rumori che i turisti non sentono.
Qualche giorno fa ero di nuovo all’Angolo Manzoni, per la presentazione di Pessime scuse per un massacro. Che è pubblicato da Rizzoli e quindi credo lo si troverà facilmente ovunque. E anche di recensioni ne scriveranno migliori di questa. Da parte mia posso dire che anche Pessime scuse per un massacro me lo sono divorato in meno di un weekend. Se il sangue continua a scorrere a fiumi, a differenza dei primi tre capitoli, editi da Instar Libri, c’è molta meno azione e anche Parigi è completamente assente. Nonostante questo, ci sono un sacco di buoni motivi per leggerlo, questo romanzo. Ad esempio per la penna di Pandiani, ché quando racconta una storia, catalizza l’attenzione e non ti molla più fino all’ultima pagina. E poi perché il commissario Mordenti resta un gran bel tipo, secondo me assomiglia pure al migliore Daniel Auteuil.
Insomma, pessime scuse ma ottimi motivi.