Tag

, , ,

Il primo ricordo che ho di lui è alla festa a sorpresa per una nostra compagna di classe. Ci conoscevamo già da un paio d’anni, ma il primo ricordo che lo riguarda è quello dei suoi occhi terrorizzati quel pomeriggio. A volte non ci si crede quanto possano essere agghiaccianti certe festicciole in periffa, con gli invitati scampati al riformatorio, la musica tunz tunz e i ragazzini ubriachi alle 4 del pomeriggio in cerca di rissa.
Poteva essere il ’98 o giù di lì. Ricordo il suo shock e che gli dissi «fuga?», poi passammo un pomeriggio divertente con un manipolo di pochi, merenda e improvvisazione al pianoforte a casa mia.
Di lì a breve diventammo compagni di banco e la nostra la tipica amicizia tra adolescenti: io di tanto in tanto gli scaricavo qualche ragazzina e gli presentavo le mie amiche (che puntualmente non volevano saperne di lui), lui era il mio cavallo di troia per infiltrarmi alla scoperta del mondo dei maschi, anche se da parte sua era quanto di meno rappresentativo ci fosse per una che voleva capirci qualcosa sul tema. Sui banchi eravamo una squadra a delinquere, ma con un’etica: ci rileggevamo il tema a vicenda e ci facevamo forza quando in quella maledettissima versione di greco ci capivamo meno di niente. Soprattutto, parlavamo un sacco. A vederci da fuori sembravamo gli stackanovisti dell’appunto selvaggio, cinque ore chinati a scrivere, ma capitò più di una volta che la prof di filo ci riprendesse «Voi due, smettetela! So benissimo cosa state facendo su quei fogli»: da qualche parte ho ancora block notes pieni delle nostre conversazioni scritte fitte. Lì c’è tutto: dalla quotidianità scolastica, ai dubbi dei sedici anni, dalle speranze alle previsioni sul futuro.
Lui era uno che si sentiva perennemente inadeguato, io già allora mi assumevo il compito di raccontarla ed ero così spietata e sarcastica da nascondere ogni mia insicurezza. Assomigliavamo ai due di questo video qua, e parecchio pure, tanto che io F l’ho sempre chiamato Charlie Brown.

Oggi abbiamo pranzato insieme. A dieci anni dalla maturità e nell’anno che ci vede girare la boa dei trenta, dice che ci vorrebbe un bel ritrovo di classe. Se non altro per vedere cosa ne è stato di quelle previsioni che abbiamo annotato sui nostri block notes. Sul futuro dei compagni ci avevamo scommesso un bicchiere. Mi è sempre piaciuto farmi offrire da bere.
Per quanto lo riguarda, i Charlie Brown quando crescono smettono di arrovellarsi sull’inespugnabile Ragazzina dai Capelli Rossi e su tutte le altre paranoie. Charlie fa il lavoro che gli piace, ha un solido impiego e una famiglia.
Quanto alle Lucy, beh, io non l’ho ancora ben capito come diventano le Lucy.