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Non sono un’appassionata di marketing, benché -per studio e per lavoro- me ne sia dovuta occupare mio malgrado più volte. Non starò dunque a dirvi di strategie e ricette per creare bisogni che non ci sono, né di barbatrucchi e fiocchetti che trasformano un qualunque prodotto ics nell’oggetto dei vostri sogni o in quello che incarna, esprime, sbandiera i vostri valori e i vostri pensieri.
Però. Però ci sono dei brand che sul marketing ci han costruito la loro fortuna, se non il loro impero.
Un nome non a caso: Nespresso.
Il caffè è un bene necessario. I 16 cru di Nespresso, no.
Farsi un caffè come si deve, è un sacrosanto diritto di tutti. La macchinetta Nespresso, no: innanzitutto è esclusiva, e poi è chic, minimal, di classe. Come Mr Decaffeinato insomma, la Betty ce lo può confermare (forse).
A Natale scorso il Dottorino mi ha regalato una Nespresso. L’orpello fatto a macchina del caffé, ma anche quella con cui la sottoscritta è in grado di fare un caffè comme il faut. E vi dirò che è il caffè così buono che da un anno a questa parte si è drasticamente ridotta la quantità di tazzine che Mademoiselle beve al bar.
Qualche settimana fa sono andata in boutique (sì, quella della Nespresso è una boutique, dove si striscia una tessera che garantisce la privacy per comprare le cialde senza comunicare dati personali, e dopo l’ordine al cliente viene sempre offerta una tazzina con la miscela preferita) e la mia “Personal Assistant Coffee Expert Mazzanti Viendalmare” mi ha suggerito una “pulizia e decalcificazione” della mia macchina, vendendomi a caro prezzo l’apposito kit da usare a casa.
Una volta completate le operazioni di pulizia, il primo caffè ha fatto schifo. Il secondo anche. Il terzo non parliamone. Ho chiamato il numero verde e la sorella telefonica della strappona del negozio mi ha consigliato un rituale per rimettere le cose a posto. Seguite tutte le istruzioni, la situazione è peggiorata. Ho richiamato e nuovamente sono stata rassicurata da un guru caffeinomane. Ma a questo punto il caffé non è proprio più uscito dalla macchinetta glamour.
Un po’ scocciata ho ancora richiamato il numero verde. E sono stata ricontattata da un tecnico, con la voce roca e le parole suadenti: verrà a ritirare la mia Nespresso a casa. Mi lascerà una “macchina di cortesia” di modo che io possa bere il mio caffè anche mentre la mia sarà in riparazione. Ovviamente, siccome la mia prima segnalazione telefonica è antecedente alla scadenza della garanzia, la riparazione sarà a carico dell’azienda. «E signorina: qual è il suo cru preferito? così gliene mando una stecca, per scusarmi del disagio».
Questo è marketing sì.
Ma ora quella macchinetta è fottutamente geniale: non è uno status symbol, è una necessità. Io Nespresso la consiglio a tutti.