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Ci pensate mai alle persone che incrociavate dieci, quindici anni fa? Dove sono finite, chi sono diventate, cosa la vita ha riservato loro?
No, non parlo dei vostri amici -ché per quelli c’è sempre Facebook- mi riferisco a quelli che vedevate per caso ma abitualmente. Il nonnetto che leggeva il giornale ai giardinetti dove andavate dopo la scuola, la ragazza col piercing che frequentava gli spogliatoi della palestra nel vostro stesso orario, il tipo con l’aria da ciellino che prendeva il caffé al vostro stesso bar.
Quello che per comodità chiameremo il Sosia -per la strabiliante somiglianza con un personaggio famoso negli anni ’90- rientra per me in questa categoria. Che poi per una serie di accidenti della storia per lui ai tempi mi sia presa anche una bella cotta è un altro paio di maniche. Anche perché -se si esclude quella volta che mi ha presa al volo in uno dei miei classicissimi svenimenti sul 36 delle 7,17 e quell’altra che mi ha salutata con un cenno del capo mentre ero fuori col cane- io e il Sosia non ci siamo mai parlati. Di lui dunque posso dire ben poco. Se non che a distanza di una dozzina abbondante di anni ancora mi stupisce che non mi abbia mai denunciata o che almeno non me ne abbia mai dette quattro. Da adolescente sono stata una vera stalker e anche se al Sosia non ho mai realmente rivolto la parola, di lui di fatto conoscevo tutti i dati anagrafici, codice fiscale compreso, le abitudini, gli hobby. Ebbene lo ammetto: lo pedinavo. E nella mezz’ora abbondante che alle 7,17 trascorrevamo sullo stesso autobus, io mi facevo un sacco di viaggi mentali sulla persona che era e sulla giornata che lo aspettava, per poi passare il resto della mattinata a scuola a fare congetture con le mie amiche su “come conoscerlo”. Tutte strategie e propositi vilmente disertati da quella codarda della sottoscritta.
Così, quando ieri sera in metropolitana alzando gli occhi dal mio libro, davanti a me ho trovato il Sosia, mi sono sentita catapultata in un flashback. Non ho avuto dubbi: con dieci anni in più sul viso, ma era proprio lui.
Quante cose capitano in dieci anni? chissà che lavoro fa, se è sposato, se ha figli… Far (ri)partire la fantasia è questione di un attimo. Ma è in un attimo che mi accorgo che non è solo: che in una mano tiene saldamente il guinzaglio di un labrador con la pettorina da cane-guida, e nell’altra stringe un bastone bianco.
A volte toglie il fiato quello che può succedere in dieci anni.

* cit. Guccini – Incontro