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Stando a quanto leggo qui e là su vari blog, non sono l’unica ad avere questo problema. Sentendomi meno sola, prendo coraggio e faccio outing: sono diventata addicted di Real Time.
Capite il mio dramma: io ho tendenze radical chic, per definizione di televisione ne ho sempre guardata pochissima. Non so la trama di Beverly Hills 90210 e se conosco i personaggi è solo perché le mie compagnucce alle medie ce li avevano stampati sulle magliette. Del Grande Fratello me ne han parlato all’università -a lezione, intendo, non al bar- e l’altro giorno era più con fastidio che con curiosità che in cassa al minimarket aspettavo che un ex-concorrente finisse di pagare la spesa e di fare il suo show (che fosse un “gieffino” l’ho sentito dire dalla sciura dietro di me in coda e siccome nel passo carrabile davanti all’ingresso c’era anche lo pseudo-suv Fiat di un calciatore della Juve di cui non conosco il nome, ritengo l’informazione plausibile).
Ma adesso c’è Real Time e le mie dita corrono da sole a comporre il canale 31 sul telecomando. Sono talmente vittima di Paola Marella in Vendo casa disperatamente che nel bagno di casa mia ci farò le pareti in resina e ho come prossimo obiettivo imparare a passare l’aspirapolvere in decolté. Se mai il Dottorino capitolerà, io non indosserò un abito lungo-bianco-e-ancor-peggio-a-meringa, ma tutte le volte che mi ci imbatto resto irrimediabilmente stregata dalle vicende delle burine americane alle prese con la scelta di pacchianissimi abiti da sposa. E i programmi di cucina! Io -che sì sono una spocchiosa intellettuale della domenica ma in tempi non sospetti mi dilettavo con Antonellina e la sua Prova del Cuoco dalle proprietà svuotamente- su Real Time di programmi di cucina ne trovo fino a farmi venire la nausa: è con sadico piacere che spadello gettando un occhio a Gordon Ramsay e al suo Cucine da incubo.
Se davanti al canale 31 potrei quindi restare imbambolata ore, c’è un solo programma di cui bramerei essere concorrente: Cortesie per gli ospiti. Non potrei che vincere a Cortesie per gli ospiti, anche e soprattutto contro quei mezzi artisti da strapazzo che vivono di non so che cosa nell’Upper East Side. C’è solo un dettaglio: come avrete capito, lo adoro in versione NY ma io fino a prova contraria abito a Torino. Dite che si può ovviare?

PS: Questo post è dettato dalla necessità di stemperare la tensione. Una finestra sul mio monitor è eccezionalmente sintonizzata su Twitter e di lì con il parlamento. Ho stati d’animo contrastanti: faccio parte di quella schiera di italiani che ritengono di aspettare da troppo questo momento e che sanno che non è che se lui cade, automaticamente il berlusconismo finisce e noi improvvisamente risorgeremo da questa melma. La mia memoria storica inizia con la strage di Capaci, non mi ricordo i funerali di Berlinguer ma l’ascesa di B nel ’94 sì. Ho votato la prima volta nel 2001 e anche se i miei avevano disintonizzato i canali del biscione dalle tv di casa, Bim Bum Bam l’ho visto anch’io. Mi viene difficile pensare che un’Italia senza B sia davvero possibile.