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L’ultima volta che ha addentato una castagna ci ha lasciato un dente. Letteralmente: l’aveva addentata cruda per saggiarne la qualità ed evidentemente la polpa era bella soda.
D’altronde è sempre stato un tipo irruente, a volte faceva certe piazzate e poi quando se ne rendeva conto chiudeva il discorso dicendo che lui si sarebbe fatto frate. Manco l’avessi visto.
A me piaceva paragolarlo a Gigìn l’affanà, ma guai a farglielo notare: si chiudeva in un mutismo atroce e poi ti guardava di sbieco. Beh, guardava forse è un po’ una parola grossa per uno che era cieco. Non lo era da sempre: lo era diventato, ed era anche alquanto sordo ma lui sosteneva che in realtà era solo distratto perché quando uno non vede, tende a rifugiarsi nei suoi pensieri, nella sua fantasia. Quella ce l’aveva bella fervida, ché quando raccontava qualcosa finiva sempre col mischiare verità e coloriture assortite, ricordi d’anteguerra e fiabe dichiarate. A me le sue storie intrattenevano per ore, ore ed ore, e probabilmente è a quelle che devo la voglia di raccontare. Qualcuna l’ha anche lasciata scritta e dove finisca la realtà e inizi la sua fantasia, chi può dirlo ora?
Insomma era un tipetto niente male.
Un po’ irruente. Infatti la ciotola di castagne che l’altra notte Maman gli ha lasciato l’ha rovesciata, e all’appello di castagna ne manca una.
Per farla breve: arrivati al primo giorno dei morti dalla sua scomparsa e alle varie tradizioni legate, ho come il sospetto che il fantasma del nonno si aggiri per casa.