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Tre giorni. Novecentocinquantaepassa km. Due ottime cene. Un pacco di madeleine in formato famiglia. Dieci conchigliette. Uno zerbino come souvenir. E un dito rotto.
Questo il bilancio del weekend che ci ha portati, tra l’altro, alle fantomatiche isole Porquerolles, dove per inciso non c’era un alito di vento.
Un pieno del motofurgone, le nostre ormai consuete moules, abbastanza scatti per fare un altro quadro in stile art attack e sì, un pollicione gonfio e blu. Ho dato un senso al proverbiale “non vederci più dalla fame”: erano le 16, non avevamo ancora pranzato e vagavamo in un paesino (per la cronaca: Giens da dove si può godere di un panorama mozzafiato) dov’era tutto chiuso. Chi mi conosce, e Lui mi conosce, sa che tenermi a stomaco vuoto non è mai una buona idea. Così, quando sulla nostra strada è apparsa una boulangerie con la porta aperta, non ci ho più visto, ma soprattutto non ho visto il gradino davanti alla porta… sono una frana, una frana con l’allucione blu, gonfio e presto riesumerò pure un paio di secsissimi zoccoli di legno che non indosso dal 1994. (Quando, litigando con una porta, mi sono rotta il mignolino, obviously. Ma questa è un’altra storia).