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Giù al Nord -titolo originale Bienvenue chez les Ch’tis- è probabilmente il film “più preferito” mio e del Dottorino, come coppia. Non solo perché è esilarante. È uno dei primi film visti insieme: storia che io col Dott volevo mettere le cose in chiaro fin da subito e svelargli i miei lati peggiori qualcosa che mi sta a cuore. La francofilia ovvio, -ché ormai di quella penso che anche chi non mi conosce direttamente se ne sia accorto- ma soprattutto il rapporto di amoreodio con il Nord. Il fantomatico Nord-Pas-de-Calais infatti non è poi molto diverso in odori, sapori, colori e stranezze dal nord belga, quello della Wallonie. Io, per il Belgio, ho sviluppato una vera e propria Sindrome di Stoccolma: dopo aver passato ogni singolo giorno dei miei 11 mesi di Erasmus a maledire la sua pioggia, il freddo, le strade e la gente, mi sono poi portata a casa molti dei suoi sapori e tante sensazioni che a parole è difficile esprimere, ma che ad anni di distanza ancora mi accompagnano.
D’altronde lo dicono anche nel film: «Chi viene al Nord, raglia due volte: quando arriva e quando riparte».
Tutta questa lunga premessa per dire che tra le ricette tipiche citate in una delle scene clou del film -quella di Philippe al ristorante con quei bislacchi degli Ch’tis- c’è la Carbonnades. Ecco, la Carbonnades (à la flamande) è uno dei piatti tipici più popolari in Belgio. L’altro giorno, dopo l’ennesima visione del film, ho pensato di farla assaggiare al Dottorino.

Per la ricetta, mi sono affidata in linea di massima a quella di Cavoletto, con qualche variante. Ovvero: ho preso mezzo kg di spezzatino di manzo, l’ho passato nella farina e l’ho fatto rosolare in padella con una noce di burro. Ho spento e messo da parte. In un’altra padellina ho fatto rosolare anche una fetta di pancetta alta circa un cm, tagliata a striscioline. Poi (al posto del kg di cipolla consigliato) ho fatto un abbondantissimo soffritto di scalogno, carote e sedano, ho aggiunto un cucchiaino di zucchero di canna, ho fatto caramellare e poi ho sfumato con un cucchiaio di aceto rosso. Ho aggiunto lo spezzatino di carne precedentemente rosolato, la pancetta e qualche foglia di alloro. Ho lasciato andare a fuoco vivace per qualche minuto, poi ho stappato una Leffe Brune da 33cl e ne ho versata metà. Ho preso due fette di pane casereccio e le ho spalmate di senape à l’ancienne (quella coi semini), le ho adagiate sopra lo spezzatino e ho versato la restante birra. Ho lasciato cuocere a fuoco lento per un’ora.
A questo punto ho spento il fuoco e ho trasferito la mia carbonnades in due cocotte di terracotta, sistemando le fette di pane alla senape sul fondo di ognuna. Le ho infornate a 160° per un’altra ora abbondante, per servirle poi con il tipico contorno di frites. Ho portato in tavola a lume di candela, con una Chimay Grande Reserve bella fresca.
Certe sere, la vita è bella. E la cena è belga.

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